di MATILD STALLA 

 

 

Un giorno cominciò a piovere e una gocciolina d’acqua, che poco prima stava dormendo su una nuvola, si ritrovò a precipitare in direzione terra. Mentre precipitava si guardò intorno, sicuramente la aspettava una tranquilla giornata in campagna, il panorama, infatti, mostrava: colline, alberi da frutto, campi e una piccola fattoria.

“Penso proprio che atterrerò su quell’albero di mele rosse”, pensò fra sé e sé.

Poi arrivò un colpo di vento che le fece cambiare completamente obbiettivo.

“Accidenti! Quell’albero lì sembrava davvero molto comodo”! disse la gocciolina.

“Atterrare su una mela matura o su una foglia morbida è decisamente meglio che atterrare su una dura pietra”!

Il suo viaggio terminò su una cosa che non aveva mai toccato prima di allora.

Quella cosa strana era colorata, scivolosa e molto pendente, era un ombrello.

L’atterraggio non era stato completamente duro ma, rimanerci aggrappata, era stata una vera impresa.

Quello strano oggetto sobbalzava ed essere trasportati in giro così poteva essere una bella avventura.

La gocciolina aveva sentito parlare degli ombrelli, a quanto pare gli umani li usavano per ripararsi da altre piccole goccioline come lei.

Trovata la posizione comoda, adesso poteva godersi la sua bella passeggiata.

Le sue amiche gocce la salutavano da punti più diversi, chi da una foglia, chi dal canale, chi dal laghetto e chi dalle pozzanghere. Sapeva benissimo dove sarebbero finite le sue amiche…Chi al mare, chi di nuovo sulle nuvole e chi nelle radici degli alberi, ma…lei dove stava andando?!

Il paesaggio stava cambiando, sempre meno alberi e sempre più case, chiunque stesse sotto quell’ombrello, stava sicuramente andando in paese.

Continuava a piovere e la gocciolina vedeva le sue amiche rimbalzare sull’ombrello e poi cadere a terra. L’ombrello, che riparava il nonno, ad un certo punto si fermò davanti ad un edificio con su scritto “SCUOLA”.

Dopo qualche minuto d’attesa uscirono tanti bambini urlanti.

Vicino all’ombrello grande se ne aprì uno più piccolo con sotto la nipotina e ricominciò la passeggiata.

 

 

Di nuovo: case, biciclette e auto che passavano fino ad arrivare ad una piazza dove c’era un gran mercato. La vista era davvero bella: frutta, verdura, fiori, vestiti e molto altro ancora.

Le persone sotto gli ombrelli parlavano di com’era andata a scuola e la mattinata in generale, tutto questo guardando le bancarelle della piazza.

“Chissà tra quanto torneranno a casa…” disse la gocciolina.

I due comprarono un paio di cose e poi si incamminarono verso un piccolo bar, dove pranzarono.

Ovviamente l’ombrello non poteva rimanere aperto quindi lo sbatterono e poi lo chiusero.

La gocciolina cadde e si ritrovò sopra ad un dolce gatto, che era tutto bagnato e non solo per la pioggia ma anche perché i due, non notandolo, scossero gli ombrelli vicino ad esso.

Il gatto saltava sui tetti , come un funambulo sui muretti e gironzolava ovunque .

Ogni volta che il felino balzava sui tetti, la piccola gocciolina sentiva il vento che provava a spingerla via ma lei rimaneva attaccata.

Ad un certo punto la gocciolina cadde e si ritrovò sottoterra ma piano piano si avvicinò alle radici degli alberi pronta ad una nuova avventura

E così finì la storia della gocciolina che si fece un giro in città.

Fine.

Matilde Stalla 1°A  scuola media di primo grado Tito Livio – Bresseo

Un giorno cominciò a piovere e una gocciolina d’acqua, che poco prima stava dormendo su una nuvola, si ritrovò a precipitare in direzione terra. Mentre precipitava si guardò intorno, sicuramente la aspettava una tranquilla giornata in campagna, il panorama, infatti, mostrava: colline, alberi da frutto, campi e una piccola fattoria.

“Penso proprio che atterrerò su quell’albero di mele rosse”, pensò fra sé e sé.

Poi arrivò un colpo di vento che le fece cambiare completamente obbiettivo.

“Accidenti! Quell’albero lì sembrava davvero molto comodo”! disse la gocciolina.

“Atterrare su una mela matura o su una foglia morbida è decisamente meglio che atterrare su una dura pietra”!

Il suo viaggio terminò su una cosa che non aveva mai toccato prima di allora.

Quella cosa strana era colorata, scivolosa e molto pendente, era un ombrello.

L’atterraggio non era stato completamente duro ma, rimanerci aggrappata, era stata una vera impresa.

Quello strano oggetto sobbalzava ed essere trasportati in giro così poteva essere una bella avventura.

La gocciolina aveva sentito parlare degli ombrelli, a quanto pare gli umani li usavano per ripararsi da altre piccole goccioline come lei.

Trovata la posizione comoda, adesso poteva godersi la sua bella passeggiata.

Le sue amiche gocce la salutavano da punti più diversi, chi da una foglia, chi dal canale, chi dal laghetto e chi dalle pozzanghere. Sapeva benissimo dove sarebbero finite le sue amiche…Chi al mare, chi di nuovo sulle nuvole e chi nelle radici degli alberi, ma…lei dove stava andando?!

Il paesaggio stava cambiando, sempre meno alberi e sempre più case, chiunque stesse sotto quell’ombrello, stava sicuramente andando in paese.

Continuava a piovere e la gocciolina vedeva le sue amiche rimbalzare sull’ombrello e poi cadere a terra. L’ombrello, che riparava il nonno, ad un certo punto si fermò davanti ad un edificio con su scritto “SCUOLA”.

Dopo qualche minuto d’attesa uscirono tanti bambini urlanti.

Vicino all’ombrello grande se ne aprì uno più piccolo con sotto la nipotina e ricominciò la passeggiata.

 

 

Di nuovo: case, biciclette e auto che passavano fino ad arrivare ad una piazza dove c’era un gran mercato. La vista era davvero bella: frutta, verdura, fiori, vestiti e molto altro ancora.

Le persone sotto gli ombrelli parlavano di com’era andata a scuola e la mattinata in generale, tutto questo guardando le bancarelle della piazza.

“Chissà tra quanto torneranno a casa…” disse la gocciolina.

I due comprarono un paio di cose e poi si incamminarono verso un piccolo bar, dove pranzarono.

Ovviamente l’ombrello non poteva rimanere aperto quindi lo sbatterono e poi lo chiusero.

La gocciolina cadde e si ritrovò sopra ad un dolce gatto, che era tutto bagnato e non solo per la pioggia ma anche perché i due, non notandolo, scossero gli ombrelli vicino ad esso.

Il gatto saltava sui tetti , come un funambulo sui muretti e gironzolava ovunque .

Ogni volta che il felino balzava sui tetti, la piccola gocciolina sentiva il vento che provava a spingerla via ma lei rimaneva attaccata.

Ad un certo punto la gocciolina cadde e si ritrovò sottoterra ma piano piano si avvicinò alle radici degli alberi pronta ad una nuova avventura

E così finì la storia della gocciolina che si fece un giro in città.

Fine.