di ANDREA LISA SANTI

 

 

Wolly non capiva se avesse caldo perché la temperatura dell’oceano se era alzata ancora o se fosse perché suo fratello minore era appena evaporato. Probabilmente erano corrette entrambe le opzioni, ma la seconda era quella che lo preoccupava maggiormente. Ormai era già da qualche mese che la temperatura globale si era alzata e questo aveva compromesso il sistema militare delle gocce. Wolly non era stato addestrato come un militare per evaporare, piovere in acque sconosciute e dopo circa un anno di tutto ciò riuscire a tornare a casa. Purtroppo neanche suo fratello Walter aveva seguito i corsi ed ora, per colpa del cambiamento climatico, era scomparso insieme a ad altri milioni di miliardi di coetanei. Così Wolly prese coraggio e nuotò fino in superficie per evaporare e andare alla ricerca di Walter. Quando un raggio di sole lo colpì, sentì bruciare ogni molecola che lo componeva e cominciando a sentirsi sempre più leggero. Ad un certo punto cominciò ad alzarsi, mente guardava le altre gocce litigare per andare più in profondità possibile per non fare la sua stessa fine e degli sfortunati che erano stati spinti in superficie. La sua temperatura corporea cominciò ad abbassarsi sempre di più e tutte le gocce iniziarono ad avvicinarsi a lui e lui a loro, finendo per restare compresso. Dopo un attimo di tranquillità Wolly sentì un boato e dopo questo l’ammasso di gocce cominciò a muoversi trasportato dal vento. Percepiva che li stava spostando un vento gelido che sperava avesse la stessa direzione di quello di suo fratello. Il viaggio durò molto e nel mentre cambiarono numerosi venti, temperature, direzioni e paesaggi, finché un giorno si fermarono. Quando Wolly guardò in basso vide il panorama più orribile che avesse mai visto. Erano vicini al mare, ma di fianco a esso c’era un enorme c’era un enorme edificio circondato da enormi vasche rotonde piene di acqua sporca, di un colore simile al marrone. Ci fu un totale silenzio per poco meno di cinque minuti, nessuno osava fiatare per timore che succedesse qualcosa, poi, dopo un lampo e un tuono, le gocce cominciarono a cadere e così toccò anche a lui. Wolly atterrò proprio nel posto più brutto: in una delle vasche di contenimento che aveva visto dall’alto. Le gocce attorno a lui non erano trasparenti anzi, erano di un marroncino verdognolo. Quando smise di piovere Wolly pensò che dovesse solo aspettare il sole per tornare alla ricerca del fratello Walter, ma prima di riuscire a risalire in superficie, sulla parete si aprì un foro circolare che cominciò a risucchiare tutta l’acqua contenuta nella vasca. Un tubo portò Wolly e le altre gocce in un’altra vasca sempre tonda ma era chiusa e al centro c’era un’enorme ventola che cominciò a girare talmente veloce che lo mise in totale confusione. Quelle che dovevano essere state delle ore sembrarono un’eternità, ma non fece nemmeno in tempo a capire chi fosse e dove fosse che si aprì un altro buco nella parete che lo risucchiò in un altro “tunnel”. Questo alla fine si diramava in tanti tubi che a loro volta si diramavano in altrettanti tubi e Wolly finì in uno di quelli. Quando riprese totalmente conoscenza si rese conto di non avere alcuna speranza di ritrovare suo fratello così si lasciò cadere nella disperazione più totale, mentre veniva trasportato dalla corrente nel tubo. Ad un tratto, dopo aver cambiato un altro tubo, una specie di barriera bloccò lui e il resto di goccioline, immobilizzandoli. Nessuno capì quanto tempo passò, ma improvvisamente la barriera si alzò catapultando fuori tutta l’acqua. Wolly, mentre precipitava, riuscì a vedere una sottospecie di polpo con soli quattro tentacoli e con delle alghe gialle in testa mentre si strofinava con un bastone colorato quelli che sembravano denti. Spaventato dall’essere che aveva appena visto, Wolly si sentì quasi sollevato nel rientrare in un altro tubo. Dopo un altro viaggio passato a pensare a quanto avesse deluso Walter per non essere riuscito ad aiutarlo, Wally arrivò in un enorme precipizio colmo d’acqua. Appena “atterrò” sulle altre gocce, si rese conto di essere circondato da moltissime gocce disperate perché non potevano vedere o il figlio o il marito o i genitori. Questo non lo confortò affatto, anzi lo mandò nella più totale disperazione, finché non vide una goccia che aveva un’aria familiare…forse suo fratello? A Wolly questo pensiero sembrò assurdo, probabilmente si era sbagliato, era stata un’allucinazione. Sì, non era lui. Wolly se lo impose per non darsi false speranze. Cominciò a calmarsi ma fu interrotto da una voce famigliare che gli disse:- “E tu cosa ci fai qui?”

Quando si girò una miriade di emozioni lo pervasero assieme a domande a cui non riusciva a dare una risposta perché in quel momento stava guardando in faccia, dritto negli occhi suo fratello Walter.