di TAMARA MASIN

 

 

Suona la sveglia. Oh no, sono di nuovo in ritardo per la scuola. Sento mia madre che urla: “Adam sbrigati, vieni giù”. Assonnato scendo a fatica le scale. Vedo mia mamma davanti a me e dietro di lei tanti scatoloni. “Dobbiamo di nuovo trasferirci?” le chiesi, fece segno di sì con la testa e aggiunse: “Mi dispiace”.

Da quando mio padre è morto dobbiamo sempre trasferirci per il lavoro impegnativo di mia madre. Preparai i bagagli e salii in macchina. Quando potrò avere una vita normale?

Al pomeriggio arrivammo alla nostra nuova casa: era di color bianco, aveva uno stile antico ma elegante ed un salotto con grandi vetrate da cui si poteva vedere il lago. Mia madre mi disse: “Adam, vai a vedere il lago; è poco lontano da qua, solo due minuti. Segui il sentiero dei sassi, io intanto disfo le valigie” obbedii. Arrivato al lago mi sedetti ad ossevarlo. Dopo un po’ guardai l’orologio, erano già le sei, era meglio ritornare a casa, non volevo far preoccupare la mamma. Mi alzai e mi girai per andarmene quando sentii una voce alle mie spalle: “Dove vai?” mi chiese. Mi voltai di scatto ma non vidi nulla. “Chi sei?” domandai. “Io sono l’anima del lago e tu?”. Rimasi sorpreso e balbettai: “I…io s…sono…A…Adam”.mi fermai lì a chiaccherare con il lago e iniziai a prenderci confidenza. “Prima di trasferirmi a scuola avevo studiato il ciclo dell’acqua, è molto interessante, sai!?gli dissi,e lui rispose: “Sì sì, ci credo. Io lo vedo con i miei occhi ogni giorno”, “Wow, è fantastico” dissi eccitato. “Quanti pesci ci sono nelle tue acque?” domandai, “Tanti, anzi tantissimi” mi rispose. “Che bello! Con mio padre andavo all’acquario a vedere gli squali. Quì ci sono gli squali?”, mi rispose ridendo: “No,quì non ce ne sono bambino caro!”, “Ah” risposi con un cenno di delusione. “Cosa fai tutto il giorno?” chiesi con curiosità, “Il mio passatempo preferito è quello di spruzzare i pescatori per vedere le diverse faccie buffe che fanno!” a quelle parole mi schizzò e io mi misi a ridere. Ad un certo punto sentii la voce di mia mamma che mi chiamava.

“Devo andare” dissi. “All’alba le mie acque sono bellissime” mi disse il lago, “Grazie, domani ritorno” gli promisi. Il giorno dopo mi svegliai presto e andai al lago, le sue acque erano meravigliose: il color rosato e rosso dell’alba si rifletteva sul grande specchio argenteo. Passavano i giorni e io li passavo tutti a parlare con il lago. Ma un giorno quando raggiunsi il lago le sue acque erano più cupe e di un pessimo colore. “Cosa ti succede?” gli chiesi “Sono triste, l’industria quì vicino continua a gettare le bottiglie difettose nelle mie acque, e i turisti non vengono più a visitarmi”. “Stai tranquillo, ti aiuto io” lo incoraggiai, e così insieme iniziammo ad elaborare un piano per salvare il lago.

Era un pomeriggio buio e tempestoso, e la pioggia scendeva velocemente; la giornataccia giusta per dare via al piano. So che non è molto gentile ma la polizia aveva ignorato le mie suppliche per salvare il lago, quindi era ora di agire. Per tutta la settimana avevo allenato l’anima del lago a fare il vocione da uomo cattivo e ora gli riusciva benissimo. Gli operai stavano uscendo dal retro dell’industria con grandi bidoni colmi di bottiglie da buttare nel lago. “FERMI!!” tuonò il lago. Gli operai si guardarono intorno per capire chi era. “State commettendo un grosso crimine inquinando le mie acque”. Gli operai erano paralizzati dalla paura. A quel punto il lago gonfiò le sue acque e scaraventò tutti i suoi rifiuti addosso agli operai che scapparano terrorizzati. Senza i suoi operai la fabbrica andò in rovina e il lago ritornò al suo vecchio spendore.

Tornato a casa vidi mia madre che riempiva la macchina di valigie. Il mio cuore si riempì di dolore e mi salirono le lacrime agli occhi. Mia madre si avvicinò e mi abbracciò: “Dai, sali in macchina, andiamo a Londra”. “Quando sarò grande ritornerò qui” mi promisi.

“Papà, mamma, posso andare al lago?”, “Sì certo tesoro!” rispondemmo io e mia moglie. “Adoro questo posto Adam!! Come hai fatto a conoscerlo?” mi disse mia moglie. “Questa è una storia molto lunga!” e guardai con orgoglio verso il lago.