di MADDALENA MARRONE 

   

 

C’era una volta una ragazza che viveva a San Francisco. Lei aveva capelli lunghi di color castano come gli occhi, era magra e alta, il suo carattere era amichevole, ed era molto simpatica, il suo nome era Matilde, lei aveva undici anni e abitava nella “Via della Betulla n° 65”, essa era quasi sempre deserta, e non sembrava abitata. Matilde viveva con i suoi genitori Luca e Silvia in una casa piccola, ma carina. La ragazza era un’ appassionata di libri di ogni genere, ma il suo preferito era il Mito, Matilde frequentava tutte le biblioteche vicine alla sua zona abitativa. Tutte le volte che entrava in una biblioteca si sentiva accolta, e notava sempre che li si stava meglio di fuori, perché c’era molto più silenzio, e dopo essersi guardata attorno si precipitava nel suo reparto preferito (Miti e Leggende) a osservare o leggere libri di ogni tipo. Ogni volta che leggeva un libro di questo genere, pareva che lei sapesse quello che accadeva nel Mito, come se l’avesse letto o vissuto.

Un giorno, dopo sei ore consecutive di scuola, Matilde, non stanca del tutto, si recò nella biblioteca più vicina a casa sua, dove praticamente tutti la conoscevano, perché era la biblioteca preferita di Matilde, e ci andava quasi sempre, essa si chiamava “Littles Books”.

La ragazza dopo aver salutato tutti andò a cercare un libro che non avesse mai letto, e proprio lì, sul tavolo dove Matilde si sedeva sempre, alla fine del reparto, c’era un libro che dava l’impressione di essere lì da molto tempo, perché la copertina di color azzurro chiaro con in centro una scritta in oro, intitolato “La Dea dell’acqua”, era molto rovinato.

Quando Matilde lo prese in mano si sentì molto strana, come se quel libro facesse parte di lei, allora la  ragazza corse al bancone, e ci appoggiò esso sopra per prenderlo in prestito, e dopo fatto questo, uscì dalla biblioteca col passo veloce. Dopo essere arrivata a casa, disse alla madre di aver trovato un libro bellissimo, quando lo mostro a ella, che non capiva che cosa ci fosse di così interessante in quel libro, si limitò ad annuire. Poi, Matilde si precipitò in camera sua, essa era molto piccola, aveva delle pareti bianche, e attaccate a esse c’erano delle mensole con sopra dei libri. Dopo aver attaccato la giacca all’appendi abiti, la ragazza si buttò sul letto con il libro in mano, che dopo essersi sistemata iniziò a leggere.

Qualche minuto dopo, Matilde sentì bussare alla sua finestra, al di fuori di essa, c’era un albero altissimo, dove il suo migliore amico Marco era abituato ad arrampicarsi per andarla a trovare, lui aveva la stessa età dell’amica, era un ragazzo alto e magro, i suoi capelli erano castani e gli occhi verdi, anche lui aveva un carattere aperto, ma era anche molto premuroso, era il vicino di casa di Matilde, e anche il suo compagno di classe, da quando erano piccoli. Marco era venuto ad informarla che mentre stava passeggiando nella spiaggia deserta  aveva trovato una balenottera spiaggiata, e di aver avvertito la guardia costiera il prima possibile. Dopo la breve spiegazione, Matilde si rimise la giacca e corse fino alla spiaggia insieme a Marco, dove c’era il cetaceo, che era già circondato dalla guardia costiera, che informò i ragazzi dicendo che la balenottera non ce l’aveva fatta, infatti Matilde aveva notato gli occhi chiusi del cetaceo, allora corse ad abbracciarlo, e nello stesso momento piangeva. Dopo qualche secondo, anche Marco si avvicinò alla balenottera, mettendo la mano sulla spalla della ragazza, che dopo aver versato qualche lacrima sul cetaceo, si alzò e abbracciò l’amico (lei era ancora in lacrime), qualche istante dopo, Marco vide l’occhio della balenottera aprirsi, e iniziò a urlare:”è viva! É viva!”; dopo l’avvertimento del ragazzo le lacrime della gente si tramutarono in sorrisi, così la guardia costiera ebbe più tempo per ributtare in acqua il cetaceo che fu salvo, e tutti lo applaudirono mentre se ne andava. Dopo tutta quella felicità, Matilde si fece una domanda su come la balenottera da morta era di nuovo viva, lei pensava fosse un miracolo.

Poi Matilde e Marco si avviarono entrambi verso casa propria, e all’entrata si salutarono, dopo entrata a casa, la ragazza corse in cucina dove c’erano tre piatti colmi di pollo e patate, intanto Matilde si sedette a capotavola e sentì qualcuno scendere dalle scale, erano sua madre e suo padre, che appena scesi, salutarono la figlia e si sedettero anche loro, poi tutti iniziarono a mangiare. Finita la cena, Matilde si fece portare in camera sua da sua madre un bicchiere e una bottiglia d’acqua, come faceva tutte le sere , dopo aver appoggiato essi la ragazza riprese a leggere il suo libro con molta emozione, poi Matilde iniziò ad avere sete, quindi ebbe intenzione di prendere la bottiglia e versarsi un po’ di acqua nel bicchiere, ma prima che potesse sfiorare essa, l’acqua all’interno si mosse.

Matilde molto preoccupata, riprese a leggere il suo libro, poi si ricordò che esso spiegasse di come la Dea dell’acqua fosse diventata colei, e c’erano proprio queste caratteristiche, dopo girò il libro e lesse “Dopo la morte della Dea qualunque persona anche dopo secoli, sarebbe diventata la sua sostituta. Matilde con un po’ di paura e preoccupazione, pensando che fosse lei la sostituta, chiamò Marco, che dopo la telefonata si arrampicò sull’albero ed entrò in camera dell’amica, che si era messa a leggere più intensamente, e quando vide l’amico smise subito, e mise da parte il libro, spiegando la ragione per averlo chiamato, poi così anche Marco rimase un po’ preoccupato. Poi decisero di fare delle ricerche e degli esperimenti, ma non funzionarono, infine Matilde capì che questi doni prendevano vita grazie alle sue emozioni, ad esempio, quando era triste e aveva pianto sulla balenottera morta, poi essa era rinata. Dopo qualche giorno, la ragazza, appena alzatasi dal letto e fatto colazione, riportò il libro alla biblioteca, e nel passaggio per ritornare a casa incontrò Marco, che aveva le occhiaie e i capelli tutti scompigliati. Matilde gli chiese che cosa avesse fatto tutta la notte, e lui le mostrò i risultati della sua ricerca, dove scoprì il motivo perché avesse acquisito i doni. Oltre a quelli, scoprì che la Dea stessa si era reincarnata in lei, in quanto Matilde è una ragazza gentile, aggraziata e leale. Allora la ragazza capì che quei poteri doveva usarli per fare del bene, e così fece. Dopo qualche giorno Matilde aveva aiutato molte persone, ad esempio quando l’uccellino di una sua amica era morto, lei gli aveva ridato vita, e quando sua mamma non riusciva a far uscire dal rubinetto del bagno guasto, Matilde la fece uscire. Ormai per tutte le persone, la ragazza era diventata una super eroina, ed era per questo che la Dea l’aveva scelta, perché sapeva che i doni li avrebbe usati per fare del bene.

Col passare del tempo Marco e Matilde diventarono grandi e compirono diciassette anni, ma comunque, continuavano ad aiutare la gente, che ormai molto felice e orgogliosa di loro , li ripagavano con cibo bevande, ma i ragazzi non accettavano mai , perché sapevano che la Dea non avrebbe voluto, perché era il compito di Matilde e Marco, che passarono una vita lunga e felice ad aiutare la gente bisognosa.