di ALICE FAVORO

 

 

Io sono Gianluca un ragazzo di undici anni, che vive assieme alla nonna per colpa di un incidente stradale che ha ucciso i mie genitori. Mia nonna abita in montagna, dove non c’è praticamente nulla, ma io riesco a divertirmi comunque. Poco distante da casa sua si trova un piccolo paese con una decine di case, la scuola, un negozio di alimentari e uno di abbigliamento. Anche se in montagna i telefoni non prendono non è la fine del mondo, non mi sono mai annoiato qui. Mi sento molto bene,  anche se a volte vorrei che ci fossero ancora mia mamma e mio papà. La mia giornata inizia così: mi sveglio alle 7:00 e faccio colazione con delle fette biscottate e con la marmellata fatta da mia nonna. Mi vesto con i soliti maglioni fatti con la lana delle pecore vicino a casa. Vado a scuola in bicicletta e arrivo alle 8:00. Le lezioni finiscono alle 13:00 quindi ritorno a casa per pranzare. Subito dopo vado da un mio amico di nome Leopoldo a fare i compiti e a studiare assieme a lui. Alle 17:00, finiti i compiti, io con il mio amico e dei ragazzi della nostra scuola andiamo al parco e con un pallone giochiamo a calcio. Verso le 19:00 ritorno a casa, ceno e poi vado a letto. In una brutta giornata di pioggia purtroppo non potei uscire per giocare, così decisi di aiutare la nonna a pulire la cantina che non avevo mai visto prima. Non era buia e paurosa come quella dei film anzi l’esatto opposto. Era  bella luminosa, grazie a due grandi finestre che facevano entrare la luce del sole. C’erano anche due comode poltrone con un mucchio di scatoloni impolverati. La nonna però aveva una commissione da fare quindi cominciai a riordinarla da solo. Dentro gli scatoloni c’erano delle foto dei nonni, dei vecchi vestiti e dei giocattoli molto antichi. Ma a un certo punto trovai uno scatolone diverso dagli altri. Era di colore rosso e c’era un scritta “attenzione molto fragile. Aprii la scatola con molta cautela e c’erano  delle pozioni come quelle di Minecraft. Ero  un po’ confuso perché sulle bottigliette c’era un’etichetta con scritto il nome del nonno. Ne presi una, l’aprii, ma non aveva alcun odore perciò l’avvicinai alla bocca e la bevvi. Per circa 20 secondi dopo averla bevuta non successe nulla ma poi cominciai  sentire un formicolio alla gamba sinistra. Poi la destra, dopo di che lo stesso ad entrambe le braccia. Poi svenni. Mi svegliai cinque minuti dopo essere svenuto, aprii gli occhi mi alzai. Mi accorsi di essere in una isola. Una tartaruga si avvicinò a me e cominciò a parlare: non stavo ascoltando quello che diceva perché in quel momento mi sentivo molto confuso e anche un po’ in pericolo.  Cominciai a parlare con la tartaruga e le chiesi dov’ero e perché mi trovavo lì. La tartaruga disse:  “Ciao io sono Gemma, la tartaruga, e non ho idea del perché tu sia qui. Se non lo sai tu chi lo può sapere? E’ strano che da queste parti ci sia un essere umano, ne ho visti pochissimi ultimamente”. Sempre confuso, cominciai a mettere in ordine le idee nel mio cervello, che ormai stava esplodendo. Mi avvicinai a Gemma e chiesi: “Ma come fate a vivere senza gli esseri umani? Sono loro che rendono la Terra viva. Perché in questa isola ci sono solo animali?” La tartaruga non sembrava confusa anzi sembrava aver le idee molto chiare. Con un tono deciso di voce mi disse: “ Probabilmente se non ci fossero gli umani noi animali vivremmo meglio. Voi umani state  inquinando il mare con la plastica e con il petrolio delle barche. Sai quanto è importante l’acqua? Tantissimo! Senza acqua non ci sarebbe vita nella Terra”.  Gemma aveva  perfettamente ragione.  L’acqua è una cosa che ho sempre sottovalutato fino ad ora. Finalmente, meno confuso di prima, chiesi: “Cosa posso fare per salvare gli animali e il pianeta?”. La tartaruga si avvicinò e disse: “Sono felice che tu me lo chieda, significa che forse hai capito quanto è grave la situazione, ma ora seguimi!”.  Non avevo la più pallida idea di dove mi stesse portando ma con lei vicino (per qualche strano motivo) mi sentivo al sicuro. Mi portò dentro una casetta dove all’interno c’era un letto con affianco un tavolo con delle noci di cocco e una piccola scrivania. La tartaruga poi disse: “Domani ti spiegherò tutto ciò che devi sapere sull’acqua, se vuoi puoi passare la notte qui”.  Il problema è che non volevo passare la notte in quella catapecchia perciò  dissi a Gemma, che se ne stava andando “Ma… io voglio ritornare a casa, non ho intenzione di passare la notte in una casetta in una isola che non conosco, oltre tutto sono anche solo. Sono stufo, dimmi come sono venuto qui e che razza di posto è questo!”

Gemma fece un sospiro e cominciò con il dire: “ Sei venuto qua grazie a una pozione che probabilmente hai bevuto. Sappi che l’ha creata tuo nonno  prima di morire. A dir la verità anch’io sono stata creata da tuo nonno. Tutta l’isola e i suoi abitanti sono stati creati da lui. Voleva costruirla per far capire alla gente l’importanza dell’acqua ma riuscì a concludere il suo lavoro prima di morire” Io rimasi senza fiato. Non sapevo che mio nonno fosse così intelligente e che avesse nel cuore questi progetti. Io risposi alla tartaruga: “Ok. Ci vediamo domani mattina, ti aspetto qui”. Passata la notte  finalmente arrivò il mattino e Gemma bussò alla porta. Io la invitai ad entrare e lei così fece. Mi disse: “Per migliorare le condizioni del mare puoi fare molte cose, ad esempio non sprecare l’acqua quando ci si lava le mani. Fare la doccia e non il bagno, comprare meno plastica possibile. Puoi usare la boraccia invece della tua bottiglia e non comprare oggetti  avvolti nella plastica. Insomma puoi fare molte cose per salvare l’ambiente, ad esempio terminare il lavoro di tuo nonno” Io mi misi a ridere. Pensavo che non ci sarei mai riuscita a concludere un progetto così complesso. Se era stato fatto da mio nonno significava che non era affatto semplice da concludere. Chiesi a Gemma: “Come? Come posso concludere un esperimento realizzato da mio nonno. Non ci riuscirei mai”.  La tartaruga disse: “Non è affatto difficile, anzi devi fare una sola cosa. Distribuire quelle bottigliette. Almeno alla gente del paese, così capiranno quanto è importante sia l’acqua. In realtà il progetto di tuo nonno è finito, devi solo distribuire  le pozioni. Torna a casa bevendo quest’acqua” Io così feci e come già era accaduto, svenni. Mi risvegliai nella cantina di casa mia. Presi lo scatolone e distribuii le pozioni facendo finta che si trattasse di un nuovo tipo di bevanda altrimenti non avrebbero mai bevuto quella sostanza. Tutti quelli che bevvero la pozione finalmente capirono l’importanza dell’acqua. Le pozioni rimaste furono portate al laboratorio per crearne altre copie. In pochissimo tempo il prodotto del  nonno fu distribuito in tutte le farmacie così che tutta la gente del mondo potesse capire l’importanza dell’acqua .

 

Alice Favaro
Classe 2B