di  AURORA ZAMBOLIN

 

 

C’era una volta una goccia di pioggia che non voleva cadere, restava aggrappata alla sua nuvoletta preferita, fiduciosa che da lì niente e nessuno avrebbe potuto portarla via o farle del male.

Guardava giù e vedeva le sorelle che si perdevano nella terra smossa di un campo, era tanto bello stare nel cielo, e osservare tutto dall’alto:il campo, le case e gli abitanti del villaggio. Era tutto così piccolo da là su e poi a dirla tutta a lei non piaceva l’idea di precipitar giù dalla sua nuvola.

Un giorno, convinta dalle sorelline gocce, decise di buttarsi giù, ma una folata di vento la spostò, facendola per un po’ viaggiare orizzontalmente, poi passò un uccellino e lei si posò sulla sua schiena.

Volando e planando nel cielo cominciava a non aver più così tanta paura, anzi iniziava a divertirsi godendosi le curve e le evoluzioni del suo trasportatore, ma nel tragitto dell’uccellino in cerca di riparo, altre gocce si unirono a lei, facendola scivolare fino a cadere nella terra smossa del campo con le sue sorelle gocce, ruzzolandodal campo arato fino a cadere giù in un fosso, incontrando altre amiche goccioline, trovandosi tutte assieme, sembrava quasi di aver fatto un giro sulla montagne russe, e iniziarono a raccontarsi le loro esperienze e i viaggi fatti.

Nel parlare e giocare non si accorsero di continuare a scivolare ed entrare in un tubo di uno dei tanti irrigatori del campo.

Per un po’ stettero ferme lì, chiedendosi tra di loro dove fossero finite e cosa gli sarebbe successo, ma vedendo che nulla accadde si tranquillizzarono e iniziano a giocare. Ad un tratto iniziarono a sentire tremare il tubo, così si svegliarono bruscamente, e nuovamente a spaventarsi e pian piano a muoversi sempre più velocemente, incanalandosi in vari tubicini più piccoli e dividendosi così tra loro.

Una volta divise, ognuna di loro uscì da un piccolo forellino, per poi incontrarsi di nuovo tutte insieme sospese nell’aria, e successivamente cadere felicemente in un campo di pannocchie. Tranne lei. Era l’unica goccia che uscìdall’irrigatore che si posò sulla cima di un albero poco lontano dal campo. Questo albero era un Tiglioselvatico, un albero dalla crescita spontanea popolato da molti animaletti come scoiattoli,picchi e tanti altri uccellini. La goccia si chiese come mai tutte le sue amiche gocce erano andate nel campo tranne lei, mentre ci pensava non si accorse che stesse scivolando giù dalla foglia in cui si era posata. Scivolò urlando per un po’, si fermò e prese un respiro ma in un batter d’occhio iniziò nuovamente a scivolare giù finché non si aggrappò su un ramo dove viveva un piccolo scoiattolino molto assetato. La mise in bocca ma si accorse che era sporca e piena di pezzettini di rami e foglie, la sputò facendola scivolare fino a cadere sulla schiena di un uccellino senza una casa dove riposare e stare tranquillo insomma un uccellino vagabondo, molte volte trovava un albero dove stare a riposare la notte, quindi partì alla ricerca di un nuovo albero con la gocciolina sulla schiena. A metà viaggio la gocciolina si addormentò e cadde in un nuovo albero, un Cipresso, un albero sempreverde in un piccolo paesino. Di fianco a questo albero c’era un pozzo dove i cittadini buttavano le monete per esprimere dei desideri. La gocciolina spaventata scivolò dalla foglia e sperava di cadere nel pozzo, così sarebbe finito tutto lì, ma, il suo sogno non è stato avverato e un uccellino passò proprio nel momento in cui stava scivolando e la portò via sulla sua schiena. Sulla schiena del volatile  c’erano altre gocce assieme a lei.

Un secondo dopo si unirono tutte assieme, formando un’unica grande goccia. Troppo pesante, cadde giù dalla schiena del uccello,  spaventate ma allo stesso tempo felici perché tutte quelle che erano lì avevano vissuto brutte esperienze. Allora caddero e si spiaccicarono al suolo in un campo e poco dopo furono risucchiate dalla terra per ripartire e dare vita a un nuovo ciclo.