di ANGELO SIGNOR

 

Era una bella giornata di sole. Una leggera brezza ci accarezzava la pelle. Da molto tempo non provavo una pace squisita come quella che sentivo…era una sensazione che mi ricordava la mia infanzia, le estati al mare con i miei genitori e i miei fratelli. Tullio ed io avevamo finito il turno di lavoro in fabbrica– 10 ore filate, con 10 minuti di pausa – e insieme decidemmo di andare al mare a rilassarci un po’ e a fare una nuotata. Il nostro pranzo: del pesce in scatola e due fette di pane ciascuno con una bottiglietta di birra.
Ci stavamo godendo il nostro pomeriggio in libertà quando tra la spuma delle onde intravidi qualcosa. Mi avvicinai e trovai una bottiglia che conteneva un messaggio. Era la richiesta d’aiuto di un naufrago!
Chiamai a gran voce Tullio, emozionato per la scoperta, e leggemmo insieme il messaggio: “Aiuto sono disperso in un’isola a sud dell’isola di Vulcano, ho solo pochi viveri fate presto e fate attenzione al…”. Il resto della frase risultava illeggibile.
Finalmente qualcosa di interessante stava capitando nelle nostre vite. Decidemmo di andare personalmente ad aiutarlo. Noleggiammo un vecchio peschereccio al molo e volle unirsi a noi anche Pietro, abile ed esperto marinaio.
Così ebbe inizio la nostra avventura. Il viaggio durò tutta la notte e trascorse abbastanza tranquillamente. All’alba
raggiungemmo l’isola. Lui era lì, in piedi, e tutto ci sembrò, tranne un naufrago o una persona bisognosa di aiuto.
Ci fissò a lungo, immobile, mentre noi attraccavamo la barca. Il suo aspetto incuteva timore, una lunga barba bianca cadeva sul suo petto. Mi diede l’impressione di conoscerci da sempre…
Iniziò lui a parlare: “Vi stavo aspettando”. Non era quello che ci aspettavamo. Ci fece cenno di seguirlo e ci condusse attraverso un sentiero all’interno della selvaggia foresta dell’isola.
Dopo qualche minuto di cammino, la vegetazione cominciò a diradarsi finché giungemmo
in una radura al centro della quale si trovava un enorme edificio. L’uomo ci condusse all’interno e rimasi sorpreso nel vedere che tutte le persone presenti indossavano degli strani cappotti bianchi, occhiali e guanti e lavoravano con strani aggeggi
che non avevo mai visto prima. Chiesi allora chiarimenti all’uomo dalla barba bianca: “Ci troviamo in un laboratorio” ci disse, senza aggiungere altro. Procedemmo all’interno attraverso corridoi e scale e alla fine arrivammo in un ufficio.
L’uomo si sedette dietro ad una grande scrivania e ci disse di sederci. “In questo laboratorio abbiamo inventato un acqua della verità … rivoluzionerà il mondo” iniziò David, il finto naufrago. “Potrebbe spiegarci meglio…” lo incalzò Tullio, eravamo
troppo curiosi di sapere di cosa si trattava. “E’ molto semplice. Chi beve quest’acqua è costretto, suo malgrado, a dire la verità”, a David si illuminarono gli occhi. “Ma a che scopo chiamarci qui, perchè proprio noi?”. A questo punto divenne serio: “ Abbiamo scoperto che la fabbrica, nella quale lavorate, scarica nel mare un quantitativo abnorme di sostanze altamente inquinanti, danneggiando l’ecosistema di tutta la regione-non possiamo più aspettare, dobbiamo intervenire”. “Ma
come?? A noi hanno detto che usano dei filtri supertecnologici di ultima generazione!!
Hanno addirittura vinto il premio per la “Fabbrica più ecosostenibile” del nostro paese!!”- allora è tutta una menzogna? Devono esserci dei complici anche nelle alte sfere?” Io e Tullio ci guardavamo e non sapevamo cosa pensare..era tutto un imbroglio e intanto la fabbrica macinava milioni di euro alle nostre spalle e, quel che era peggio, inquinava l’ambiente circostante!