di SARA DALLA MUTA

 

 

Non dimenticherò mai quel momento… dal buio più profondo e silenzioso tutto ad un tratto vidi per la prima volta la luce. Sembravo più chiara, più limpida! L’aria era pura e freschissima e il profumo di muschio era intenso. Percorrevo il mio letto abbastanza lentamente, la sensazione che provavo era di tranquillità! Piano piano la mia velocità continuava ad aumentare, mi ritrovavo a percorrere un viaggio tra il profumo di abeti, ero veloce ed era bellissimo rimbalzare sulle rocce bianche, formando una pioggia di goccioline che ricadevano su di me. Ad un tratto una sensazione meravigliosa…. il vuoto. Stavo provando la magia del volo, mi sentivo leggera e veloce e in quel momento riuscii a capire cosa provano i meravigliosi uccellini che danzavano sopra di me in maniera leggiadra e danzante, poi…. un enorme tonfo mi fece rimbalzare tra la mia stessa schiuma!!! Non potevo che essere felice a ritrovarmi in un gioco così divertente!!! L’entusiasmo durò a lungo ma con il passare dei giorni mi ritrovai ad essere sempre più lenta, il mio letto diventava sempre più ampio, il cielo non era più così azzurro e limpido, ma il suo aspetto era più pallido e grigiastro. L’aria non era fresca e piacevole come prima ma più pesante e si sentivano degli odori acri. Lungo le rive del mio letto, inoltre, non vi erano più quei meravigliosi abeti profumati, ma costruzioni grigiastre… Mi chiedevo il perché? Giorno dopo giorno mi annoiavo sempre più, ogni tanto vedevo un umano che gettava una specie di strana cosa: forse era una canna da pesca, me ne avevano parlato alcuni pesci che nuotavano su di me e mi avevano detto che serviva per catturarli. Poverini! Perché tutto questo? Nemmeno io ero più limpida e trasparente, ma sembravo densa e il mio colore diventava quasi verdastro. Tutto questo fino a quando il mio letto scomparve ed io mi ritrovai in un’enorme distesa azzurra. Ma dov’ero finita? La sensazione che mi dava quel posto era di assoluta tranquillità, non dovevo più correre e rimbalzare, ma lasciarmi coccolare da quella sensazione di quiete. Là non c’erano pescatori con una sola canna da pesca, ma enormi imbarcazioni con reti molto attrezzate. Gruppi di pesci scappavano veloci, a volte incontravo delfini che si divertivano a fare splendidi tuffi su di me, altre volte qualche grosso pesce chiamato balena, con la sua forza mi faceva arrivare così in alto, quasi a toccare le nuvole. Laggiù in fondo invece vi erano delle simpatiche piantine verdi e viscide che mi facevano un gran solletico muovendosi da una parte all’altra, inoltre potevo ammirare in alcuni posti degli incantevoli cespugli rossi tra i quali a volte riuscivo a scorgere qualche simpatico animaletto chiamato cavalluccio marino, o delle stelle adagiate sul fondo che sembravano essere cadute dal cielo di una notte limpida e stellata. Non era per niente male, era sicuramente il posto più bello dopo il luogo in cui ero nata, quel luogo che porterò sempre con me e che con le sue meraviglie non dimenticherò mai.