di EMMA CESARI

 

 

Un bel giorno di primavera, un falco di nome Ugo stava tornando al suo nido , con un topino fra gli artigli, che aveva cacciato poco prima. Stava sorvolando il suo posto preferito,era una piccola valle tranquilla attraversata da un ruscello, e si fermo ad osservarla come se fosse la prima volta che la guardava.

Ma proprio mentre la ammirava il topolino gli cadde dalle zampe e finì dritto dritto nel ruscello, Ugo, che era molto affamato si precipitò lungo il ruscello, aveva però molta paura dell’acqua per questo non ci si avvicinò più di tanto. Il topo veniva trascinato dal corso d’acqua si allontanava ogni secondo di più, il falco decise così di inseguirlo.

Era ormai un paio d’ore che Ugo stava seguendo la sua preda ed era convinto che quel ruscello fosse infiniti, i paesaggi intorno a lui gli erano sconosciuti, non aveva la più pallida idea di dove fosse, ma una cosa era certa doveva riuscire ad acchiappare quel topo perché la sua fame aumentava sempre più.

Dopo un’altra oretta circa successe una cosa molto strana, il piccolo ruscello si unì ad un grande fiume, e a lui il suo topolino, Ugo allora cambiò strada e seguì il fiume, il grande corso d’acqua era a sua volta infinito, ma lo sguardo del rapace non lo abbandonava nemmeno per un istante, e sperava che prima o poi il topo si impigliasse a qualcosa in modo che si fermasse, ma questo continuava sempre ad andare avanti.

Era quasi sera, quando il fiume sfociò nel mare e i topolino finì a riva di una spiaggia, il falco così decollò ed atterrò su un soffice terreno  granuloso di colore giallo/marrone, che non aveva mai visto prima. Si mise ad osservare il meraviglioso panorama, dove una calda palla arancione stava sparendo dietro a tutta quel acqua che aveva tante sfumature di blu e azzurro.

Era diverso dal suo ruscello e lui non sapeva né dove si trovava né come tornare al suo nido, ma in quel momento non ci pensava più di tanto, perché stava finalmente gustando il suo topolino, ammirando il paesaggio più bello che avesse mai visto.